mercoledì 1 ottobre 2008

Cosa comporterà il ritorno del maestro unico

  • Ogni insegnante tornerà ad essere solo di fronte alla classe: non sarà più possibile impostare il lavoro sulla collaborazione e sul confronto fra docenti.
  • L'esperienza del Tempo Pieno, che è stata il canale di pratiche e sperimentazioni attraverso cui la pluralità decente si è affermata per tutta la scuola italiana, scomparirà e si tornerà al doposcuola degli anni cinquanta: col maestro unico non può esserci il tempo pieno.
  • Non sarà più possibile una didattica di recupero e di arricchimento dell’offerta formativa perché sparirebbero le compresenze e quindi la possibilità di organizzare percorsi individualizzati per alunni in difficoltà o attività per sviluppare progetti creativi ed innovativi.La figura unica dovrà gestire le 24 ore di lezione in cui i tempi della didattica torneranno ad essere ristretti e compressi e non rispettosi dei ritmi d’apprendimento degli alunni.
  • Non sarà più possibile la suddivisione delle materie disciplinari tra diversi docenti: il maestro o la maestra unica dovrà insegnare tutte le materie, per tutto il programma previsto nei 5 anni e dovrà aggiornarsi su tutto. con una conseguente banalizzazione nozionistica della didattica
  • Non saranno possibili le uscite didattiche nel territorio, musei, manifestazioni sportive… Per evidenti questioni di sicurezza il singolo insegnante non può uscire dalla scuola con la classe da solo. Fino ad oggi questa didattica aperta al territorio era possibile per la presenza di più insegnanti e delle compresenze.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Credo che il ritorno al maestro unico non abbia alcun senso dal punto di vista strettamente tecnico pedagogico. Si ammanta di alone pseudo scientifico quello che altro non è che un indiscriminato taglio alla spesa scolastica ed alla cultura, considerata, in questo paese dei cachi, uno spreco di risorse e non un investimento...
Alla faccia delle tre I,alla faccia del futuro di questo paese: oltre a questa generazione si stanno vendendo anche le prossime venture!!!

Anonimo ha detto...

DA UN CITTADINO ITALIANO



LETTERA APERTA A UN MINISTRO CHIUSO


Gentile Signora Gelmini,

prima di tutto mi complimento con lei per l’ottima riuscita della sua carriera. Non è male raggiungere l’invidiabile carica di Ministro della Repubblica: ci sono enormi vantaggi nel ricoprire quel ruolo, e si godono notevoli privilegi, alcuni de quali sono bastevoli finanche a condurre a felice compimento la propria vecchiaia. E non v’è rischio, mi creda, di essere colpiti dalla vindice mannaia del Brunetta, nemmeno a voler essere particolarmente inutili, o addirittura perniciosi, per la propria nazione.

Poi, gentile Signora, le scrivo a proposito del decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137, il cui articolo 4 reintroduce l’insegnante unico nella scuola primaria.

Vi si dice: «Nell'ambito degli obiettivi di contenimento di cui all'articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nei regolamenti di cui al relativo comma 4 è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali.»

A beneficio di tanti italiani che non se ne intendono (anche se forse credono il contrario) vorrebbe avere la gentilezza, Signora, di chiarire se e come la riduzione dell’orario scolastico a sole 24 ore si possa accordare con l’aumento delle competenze educative via via attribuite alla scuola primaria? O se e come lei intenda esonerare la scuola da quelle funzioni educative.

In parole povere: che cosa si smetterà di insegnare nella scuola elementare italiana? O, potendo quadrare il cerchio, come si potrà continuare, in meno ore, ad insegnare le stesse cose?

Ancora, vuole chiarire se ci si debba aspettare che l’insegnante unico torni ad insegnare col medesimo stile i medesimi contenuti di oltre venti anni fa, o se invece ci si debba attendere che un solo insegnante continui ad insegnare con le medesime prestazioni che ora fornisce un intero gruppo di docenti.

E poi, si ritiene che un solo insegnante alle elementari (ma non alla scuola dell’infanzia e non alle medie) sia più consono ai bisogni del bambino? E perché? Perché “più insegnanti disorientano”? È forse dimostrato? Da chi e da quando?

E se è dimostrato un effetto decisamente negativo della pluralità degli insegnanti (ma perché solo alle elementari?) si auspica anche che, per le medesime ragioni, oltre che un insegnante unico nella scuola anche in famiglia vi sia un solo adulto? Un solo padre, per esempio, o una sola madre, tanto per non confondere il fanciullo con la pluralità delle figure adulte.

Vuole chiarire, infine, gentile Ministro, se il ritorno all’insegnante unico sia dettato da ragioni pedagogiche, dalla volontà di migliorare la scuola, o piuttosto da ragioni di contenimento della spesa pubblica. Niente di male se si trattasse solo della seconda ipotesi, perché forse, zitti zitti, senza che nessuno se ne accorgesse, l’Italia aveva smesso di essere il paese che spendeva di meno per la scuola, tra i paesi occidentali, e allora adesso col suo decreto possiamo tornare tranquillamente al nostro posto abituale. Il posto di un paese che alla scuola non sembra voler credere, se non a parole.

Grazie, Signora Gelmini, se vorrà chiarire, e complimenti di nuovo per la sua fortunata carriera.


Michele Balen

Anonimo ha detto...

L'Ocse sbugiarda la Gelmini: è ottima la scuola elementare italiana!!

L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo sostiene che la scuola elementare italiana è una delle migliori al mondo. Il problema? Non la disciplina, ma i bassi stipendi degli insegnanti.
Se il ministro si fosse informata avrebbe scoperto che siamo ai massimi livelli in Europa per quanto riguarda la scuola elementare (5 posto!)
La scuola elementare non aveva bisogno di alcuna riforma